sabato 12 novembre 2011

Se prendi per il culo gli alternativi, si attiva il moltiplicatore (almeno fino a quando non arriva qualcun altro a prendere per il culo te).

Mi sono fatto fare dei post-it.



Il cappuccino è mainstream. Berrò del latte macchiato (freddo), sembrerò una fottuta checca, ma non me ne fregherà un cazzo. Niente cornetto. Com’ è che m’ha detto quella stronza? La politica è mainstream. Mi potrei risparmiare le due ore che passo davanti al PC la mattina a leggere i giornali e cercare di fare qualcosa per questi capelli. 

Avevo i capelli lunghi, quando sono arrivato qui, ieri sono stato a casa di un tizio che neanche mi ricordo come si chiama, me li ha tagliati lui. Aveva una bella stanza, non molto diversa dalla mia, le stanze in questo posto sono tutte uguali. Bianca, abbastanza spoglia, i fondamentali: letto-armadio-scrivania-specchio. Dal soffitto pendeva una di quelle lampade di Ikea, quelle nuove, a forma di goccia. Geniale, c’era una foto di una tipa in 70x100 appesa proprio sopra la lampada, attaccata al soffitto, in modo che quella cazzo di lampada somigliasse a un rivolo di bava bianca o dio solo sa che altro che le scendeva dalla bocca. Mi ha spiegato che era un film di Godard, io gli ho risposto che poteva dirmi qualunque cosa, tanto io studio Matematica. Lui ride, studia Scienze Umanistiche. Abbiamo scherzato sul nostro futuro lavorativo, magari finiamo a pulire i cessi da qualche parte, o forse andiamo a lavorare da Mc Donald’s. Che poi, ridendo e scherzando, si fanno bei soldi con quella merda. 

Mi fa sedere e inizia a tagliare. Chiacchieriamo un po’ di stronzate, mi racconta che vuole andare a vivere a New York, e intanto sforbicia pesantemente. New York è troppo mainstream, sono sicuro di avere un post-it su questo. Glielo direi, se non avesse le forbici in mano. 

A un certo punto gli viene la bella idea di offrirmi un caffè. Ci alziamo, e andiamo in cucina. E’ curioso questo posto, è tutto molto in ordine, troppo in ordine. Mi spiega che è colpa di quel frocio del suo coinquilino. Detto da uno che si mette il rimmel prima di andare a fare il caffè non so quanto possa essere credibile.

Attaccata al frigo c’è una foto dei reali inglesi pre matrimonio William-Kate, e la regina ha lo stesso cazzo di vestito giallo canarino che aveva al matrimonio. Merito dello stesso frocio di cui sopra. Ma a me non me ne frega un cazzo, il punto è: vuoi vedere che la Regina Elisabetta ha solo 4 tailleur che usa a rotazione nelle occasioni comandate? Cos’è, le escono talmente tanto i soldi dal culo che ha capito che è inutile anche soltanto provare a spenderli? O nel frattempo il suo stilista di fiducia, operativo dal millenovecentodiciotto è morto di vecchiaia? 

Tento di strappare una risata al tipo dei capelli sull’argomento, che mi guarda come se avesse visto un alieno. Cristo, potrebbe anche un po’ aiutarmi. Quel cazzo di caffè non esce mai. O quanto meno potrebbe ridere di me, visto che ho mezza testa fatta e mezza no, sembro una delle cazzo di Pussycat Dolls. Invece, mi racconta che sta scrivendo un paio di sceneggiature per un suo amico che ha giurato di presentarlo a Carlo Verdone. Che culo. Qualcuno mi tiri fuori da questa situazione e da sto caffè di merda. 

Dopo mezz’ora mi alzo con lo stesso taglio di quella troia di Alice. Scherzi del destino.

Paolo, si chiamava Paolo.

Ah, per la cronaca, mi hanno detto che devo comprarmi un Mac. Gli vorrei spiegare che di cognome non faccio Onassis.

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